Grazie al decreto 63/2013 non parleremo più di attestato di certificazione energetica (ACE), ma di attestato di prestazione energetica (APE). Una modifica che porta apparentemente non pochi vantaggi: saltano subito all’occhio ad esempio, l’innalzamento al 65% della detrazione per risparmio energetico e anche l’introduzione del bonus mobili.

Attestato di Prestazione energetica: cos’è

L’APE viene rilasciato da esperti qualificati che hanno il compito di certificare la prestazione energetica dell’edificio fornendo anche raccomandazioni per migliorarne l’efficienza. In pratica l’APE altro non è che la targa energetica dell’abitazione calcolata in base alle caratteristiche igrometriche, ai consumi, alla produzione di aria fresca o acqua calda e al tipo di impianto. Grazie all’APE si ottiene l’IPE (indice di prestazione energetica) che deve accompagnare l’edificio in ogni azione, anche di locazione o compra vendita.

APE o ACE: quali differenze

APE è un documento più complesso rispetto al ‘vecchio’ ACE che rimane comunque valido anche se facoltativo. Quest’ultimo infatti può affiancare l’attestato di prestazione energetica, ma non può sostituirlo. Tutt’oggi però non conosciamo le vere norme che regoleranno il calcolo dell’APE e quindi nel frattempo si faranno calcoli basati Dpr 59/2009 e relative norme Uni e Cti (le stesse con cui vengono redatti i “navigati” Ace).

APE quando è obbligatorio:

  • lavori di nuova costruzione o in caso di importanti restauri su un edificio già esistente (che interessino almeno il 25% della superficie dell’edificio stesso).
  • Vendita o nuovo contratto di locazione: la documentazione APE deve essere presentata già durante la trattativa e poi consegnata a contratto firmato.
  • Annunci immobiliari.
  • Quando si installano o modificano gli impianti termici o climatizzanti nei soggetti pubblici.

APE: quanto vale

L’attestato di prestazione energetica dura 10 anni e deve essere aggiornato in caso di ristrutturazione dell’abitazione con opere che ne possano modificare l’efficienza energetica. Attenzione: il proprietario del fabbricato che non rispetta le norma può essere soggetto a sanzioni da 3 a 18 mila euro!

 

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