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Impianti di cogenerazione fotovoltaica

Gli impianti di cogenerazione sono quelli che riescono a produrre sia energia elettrica che energia termica. Si tratta di impianti che possono essere alimentati in diversi modi: metano, biodiesel o biomasse, ma anche con il fotovoltaico. In sostanza l’energia prodotta durante il processo produttivo del calore (quindi quella che solitamente viene sprecata emanando calore), viene riutilizzata per produrre elettricità. È come se lo stesso impianto riuscisse a lavorare il doppio grazie a due modalità differenti.

La cogenerazione avviene quindi in centrali termoelettriche che sono in grado di recuperare l’energia dispersa tramite acqua calda o vapore frutto del processo precedente, fino ad oggi “scarto” che viene invece riutilizzato.

Impianti di cogenerazione: vantaggi

  • Ambientali: si risparmiano i materiali fossili e si riduce l’inquinamento atmosferico
  • Energetici: maggior efficienza energetica perché c’è il recupero degli scarti
  • Economici: vantaggioso anche dal punto di vista economico, oltre agli incentivi presenti per investire nella cogenerazione.

Esiste la possibilità di fare la cogenerazione fotovoltaica impiegando l’energia non sfruttata durante il processo fotovoltaico. Si stima che il 15% dell’energia prodotta dalle celle solari si disperda nell’ambiente: recuperarla può portare solo benefici e risparmi.

 

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Parcheggio ecologico: le fasi di costruzione

I parcheggi ecologici portano una ventata di freschezza nelle nostre città. Decisamente più belli da vedere rispetto alle tradizionali spianate di asfalto, sono anche indispensabili in tutte quelle aree che hanno vincoli paesaggistici.

Creare un parcheggio ecologico è piuttosto macchinoso. Bisogna affidarsi ad una ditta specializzata e studiare il progetto insieme ad un architetto competente. La ditta penserà a creare le varie fasi di lavoro che sono solitamente 5:

  1. movimento terra
  2. stesura sottofondo
  3. stesura inerte
  4. trattamento polimero
  5. rullatura e finitura

Osserviamo nel dettaglio queste fasi lavorative.

Operazione n°1: movimento terra.

Come è facile intuire la prima cosa da fare è livellare il terreno e portare la zona alla quota di progetto.

Operazione n° 2: stesura sottofondo

Nella maggior parte dei casi è necessario creare un sottofondo drenante impiegando gaia di misure diverse. Questa fase comprende anche il passaggio di rullatura per far assestare la ghiaia.

Operazione n°3: stesura dello strato inerte

Questa fase è molto importante perché l’inerte è quello che andrà a formare la pavimentazione finale. Si scelgono sassi di diversa misura a seconda delle esigenze, solitamente sassi calcarei di misura compresa tra i 9 e i 12 mm di diametro. È fondamentale in questa fase fare attenzione ai colori perché è proprio questa parte quella che si vedrà una volta finito il parcheggio ecologico.

Operazione n°4: trattamento con polimero

Una volta steso lo strato inerte si usa un copolimero come legante. In queste occasioni si usa un polimero ecologico e biodegradabile per non sciupare l’ecosostenibilità del progetto. Il polimero verrà introdotto grazie ad un macchinario a pressione che farà in modo che possa penetrare in profondità. La cosa bella di questo prodotto è che da asciutto è completamente trasparente e questo lo rende perfetto per un parcheggio ecologico perché si integra con il paesaggio circostante.

Operazione n°5: finitura

La fase di finitura è preceduta da quella di rullatura. Una volta rullato il terreno per renderlo più omogeneo possibile, si passa alla pulitura e il parcheggio ecologico è pronto per essere utilizzato.

 

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Materiali ecosostenibili: bambù

Parliamo spesso di materiali ecosostenibili ed oggi vorremmo concentrarci sul bambù. Tipico dell’Asia il bambù si trova anche alle nostre latitudini e cresce rigoglioso sugli argini dei fiumi. Infatti il suo habitat ideale è molto umido e quindi trova in queste zone la zona perfetta per crescere rigoglioso.

Si tratta di una pianta molto resistente di cui esistono oltre 1300 specie. Imbattibile da funghi e insetti cresce molto velocemente, anche di 50 cm al giorno! Solitamente il bambù da costruzione viene tagliato dopo 4 anni di vegetazione. Una volta raccolto viene sottoposto a un trattamento di essiccazione che può essere eseguita con fumo o con acqua e sabbia, in ogni caso con metodi naturali. Il bambù è dunque uno dei materiali più ecologici che esistano. Se poi consideriamo anche che non vengono usati pesticidi durante la coltivazione e che il suo utilizzo consente di ridurre di molto le emissioni di gas serra (rispetto ad esempio all’uso del cemento), il bambù è un re nell’architettura ecologica. Purtroppo però la maggior parte del bambù arriva dall’Asia e quindi il trasporto rende questo materiale molto meno sostenibile di come sarebbe per sua natura.

I tessuti del bambù sono molto fibrosi e resistenti sia alla trazione che alla compressione e vengono usati per costruzioni solide e resistenti nel tempo. La particolarità principale a cui fare attenzione è l’isolamento del suolo e del tetto, in modo che la pioggia e l’umidità non lo colpiscano direttamente allungandone la vita.
Nei paesi meno sviluppati il bambù è in grado di salvaguardare dall’emergenza casa.

 

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Tetti verdi: architettura sostenibile

Il tetto verde sta prendendo sempre più piede nell’architettura ecologica delle nostre città. Si tratta di un metodo di copertura del tetto così composta:

  • membrana impermeabile
  • strato di protezione
  • strato drenante
  • tessuto filtrante
  • substrato
  • piante

Nonostante si tratti di un sistema a più strati, non è molto pesante e questo lo rende perfetto per abbellire anche i tetti meno nuovi. La vegetazione che si usa per questo tipo di costruzione è del tipo Sedum, cioè capace di resistere anche in caso di siccità: questo rende semplice la manutenzione del tetto verde.

Tetto verde: vantaggi energetici

Ma perché decidere di fare del proprio tetto un tetto verde? Il tetto verde regola il microclima perché riduce le dispersioni termiche e quindi regola il microclima migliorando l’isolamento termico dell’intero edificio. Questo porta ovviamente a un maggior risparmio energetico, soprattutto nel periodo estivo quando le piante evitano che il tetto si surriscaldi e quindi si utilizza meno il condizionatore. Allo stesso modo nel periodo invernale fungono da isolante limitando l’uso del riscaldamento.

I vantaggi del tetto verde non finiscono qui: questo tipo di copertura infatti allunga la durata del tetto e dei manti impermeabili. Tra vantaggi di questo tipo di scelta c’è certamente quello di usufruire di una zona che altrimenti sarebbe poco utilizzata se non assolutamente utilizzata. Grazie al tetto verde si creano nuovi spazi, spazi capaci di ospitare persone nel massimo comfort. Non possiamo dimenticare anche che installare un tetto verde porta prestigio all’edificio e quindi conseguente aumento di valore dell’abitazione. Direi che è un particolare da non sottovalutare.

 

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Edilizia urbana: i portacenere diventano sostenibili

Si chiama Cindy e viene direttamente da oltralpe l’innovativo portacenere che riesce a rendere i maleodoranti mozziconi di sigaretta una cosa utilissima. Purtroppo tutti noi siamo ogni giorno di fronte allo spettacolo morboso delle sigarette a terra. Probabilmente se ci fossero più portacenere in giro per le strade della città molti fumatori ne usufruirebbero evitando di gettare il mozzicone per terra. Ed ecco che un’azienda francese ha pensato ad un posacenere innovativo costituito da un cassettino alla cui base è posta una piantina. Sì, avete capito bene, proprio una pianta.

La cenere contenuta nel mozzicone infatti si rivela un ottimo fertilizzante e quindi perché sprecarla?

Il posacenere ha un design pulito ed elegante: bianco, alto quanto basta per non essere scomodo per i fumatori nel gettare il mozzicone, è equipaggiato con un apposito cassetto dentro il quale sistemare il mozzicone in modo tale che la cenere possa scendere nel vaso sottostante fertilizzando il terreno.

Ovviamente poi le sigarette andranno gettate quindi gli operatori ecologici delle nostre città penseranno a liberare il cassettino una volta pieno, ma nel frattempo la cenere avrà fatto il suo sporco lavoro.

Cindy si può utilizzare sia all’aperto che al chiuso e potrebbe rivelarsi un’idea regalo niente male per l’amico fumatore incallito.

 

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Recupero edilizio: bella iniziativa a Brescia

La sostenibilità passa anche dalla ristrutturazione, anzi soprattutto dalla ristrutturazione perché trovare una nova destinazione d’uso a edifici ormai dismessi è un’ottima alternativa per un futuro sostenibile, visto che si riesce ad evitare di invadere ulteriormente le nostre città con cemento su cemento. A Brescia hanno ristrutturato una vecchia caserma per renderla un edificio moderno, sostenibile e adatto ad ospitare ben 9 bilocali. Una ristrutturazione ragionata che vede le energie rinnovabili protagoniste assolute.

Ma quali sono gli interventi che fanno di questa ristrutturazione una grande ristrutturazione? Prima di tutto la serra solare che si trova sul retro dell’edificio dalla doppia funzione: permette l’acceso dal retro agli appartamenti e regola la temperatura dell’edificio grazie alla gestione dell’aria calda. Le vetrate infatti raccolgono calore che durante l’inverno viene ceduto alle pareti interne limitando l’uso della coibentazione. In estate, al contrario, le vetrate vengono aperte per facilitare la ventilazione.

Inoltre è stata installata una fornitura completa di pannelli solari per la produzione di energia elettrica e una centrale termica di calore che fa anche raffreddamento e condiziona la temperatura interna della casa attraverso un impianto radiante a pavimento. Infine ogni appartamento è servito da un piccolo orto che è possibile annaffiare grazie all’impianto di recupero delle acque del tetto. Innovativo ed ecologico.

Noi speriamo che iniziative simili siano prese da esempio ed eseguite anche in altre città. Caserme, vecchi ospedali, ma anche scuole e case cantoniere possono avere nuova vita all’insegna della sostenibilità.

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Vecchi WC diventano cemento

Sembra strano a pensarci, ma vi siete mai chiesti che fine fanno i sanitari dismessi delle abitazione? Lo so, spesso li incontriamo per le strade di campagna abbandonati come un fazzoletto di carta con la differenza che non sono biodegradabili e rischiano di rimanere a bordo strada per molto molto tempo inquinando irrimediabilmente la nostra bella Italia. Ma oggi ci sono delle novità: da vecchi wc, così come da altri sanitari, è possibile ottenere cemento ecologico. In realtà questa soluzione è ancora in fase di sperimentazione, ma sta portando non poche soddisfazioni ai ricercatori spagnoli dell’Università di Valencia che sono riusciti nell’intento di creare un cemento sostenibile partendo dalla ceramica di scarto dei sanitari.
La rivoluzione è tutta nella mancanza completa di cemento, questo rende il materiale molto più sostenibile, a parità di resistenza. Viene realizzato infatti solo con ceramica polverizzata e un attivatore chimico, miscelando il tutto con l’ausilio dell’acqua.

Questo non è il primo tentativo eseguito dai ricercatori: gli stessi hanno già messo in commercio un cemento ecologico fatto riciclando vecchi mattoni rossi. Questo si prepara in modo molto rapido: si tritano i mattoni fino a polverizzarli e poi si mescolano con una soluzione attivante. Va impastato più e più volte fino a che non si raggiunge la granulometria voluta e si ottiene un prodotto pronto per essere utilizzato.

Ma adesso gli occhi sono puntati sulle ceramiche e sul cemento sostenibile ottenuto da vecchi WC. Vi terremo informati sugli eventuali sviluppi.

 

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Ridurre i consumi energetici: il piano governativo 2014

Il Piano governativo redatto dal Ministero dello Sviluppo economico con il Ministero dell’Ambiente e con la Conferenza Stato Regioni Province autonome in collaborazione con l’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie) ed effettua una ricognizione di tutta la normativa vigente per la riduzione dei consumi energetici. A breve sarà approvato dal Consiglio dei Ministri e subito dopo verrà trasmesso alla Commissione europea. La direttiva a cui si fa riferimento è la 2012/27/UE e riguarda l’efficienza energetica finalizzata alla riduzione dei consumi del 20% entro il 2020.

Le misure riguardano gli interventi negli edifici della pubblica amministrazione e le grandi imprese e il governo ha istituito un fondo nazionale per l’efficienza energetica attraverso il quale è possibile ottenere garanzie e erogazione di contributi. In particolare gli incentivi sono concessi in questi casi:

  • riqualificazione energetica degli edifici della Pubblica Amministrazione che devono diventare guida per tutto il settore dell’efficienza energetica in edilizia
  • realizzazione di reti per il teleriscaldamento
  • efficienza energetica dei servizi e infrastrutture pubbliche, come ad esempio l’illuminazione pubblica
  • riqualificazione energetica di interi edifici destinati ad uso residenziale, compresa l’edilizia popolare
  • efficienza energetica e riduzione dei consumi di energia nei settori dell’industria e dei servizi

Un’iniziativa che non solo porterà l’Italia a diventare un paese più ecosostenibile, ma si spera farà ripartire anche l’economia grazie allo sviluppo nell’ambito green economy. Infatti si stimano oltre 13 milioni di fabbricati interessati, di cui 87% destinati al residenziale sui quali si possono effettuare misure destinate a cappotti termici, sostituzione infissi, sostituzione impianto di riscaldamento, inserimento domotica e molto altro.

 

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Domotica e smartphone per il massimo risparmio energetico

La domotica fa passi da gigante ogni giorno. Ci siamo appena abituati a chiudere tutte le tapparelle di casa premendo semplicemente un bottone, che ecco arrivare una nuova tecnologia: la possibilità di regolare i termosifoni direttamente dallo smartphone! E non solo: è possibile anche controllare in tempo reale i consumi, anche se siamo dall’altra parte della città, per massimizzare il risparmio energetico.

L’invenzione è tutta italiana e arriva fresca fresca dal Politecnico di Torino grazie ai fisici della Start-up Ingenia che ha collaborato insieme ad altre nazioni (tra cui Regno Unito e Olanda) al progetto europeo EcoThermo.

Fino ad oggi siamo abituati a regolare i termosifoni attraverso valvole termostatiche applicate all’apparecchio stesso, ma grazie a questa innovazione saremo capaci di farlo da remoto. Il tutto si basa sui soft sensor, sensori compatti che vengono installati al termosifone e riescono a trasformare ogni apparecchio in una stazione a se stante capace anche di fornire analisi sul consumo energetico. Rispetto al sistema a cui siamo abituati è molto più affidabile perché fornisce informazioni in tempo reale considerando tutte le variabili atte a calcolare il consumo energetico. Tutto questo sistema è poi collegato ad una rete wireless che accoglie i dati emendati dai sensori e li spedisce, all’occorrenza, allo smartphone. Tutto il processo sarà certificato e si potrà comandare l’impianto di riscaldamento attraverso lo smartphone e una semplice App.

Queste le parole di Massimo Inguscio presidente di Inrim: “L’originalità di EcoThermo consiste nell’aver creato un sistema adatto anche agli impianti termoidraulici realizzati negli anni passati con tecniche e materiali non vantaggiosi dal punto di vista energetico. È questa la fetta di mercato cui guarda EcoThermo e che comprende l’80% degli impianti oggi in esercizio in Europa. Un business importante in cui l’Italia può giocare un ruolo decisivo”.

Noi siamo pronti al cambiamento… o no?

 

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Isolamento acustico del pavimento

La signora del piano di sopra indossa i tacchi 24 ore su 24? Il bambino gioca insistentemente al piccolo carpentiere sul pavimento? O semplicemente la TV alta è una cosa che non vi fa dormire? Allora dovete assolutamente pensare all’isolamento acustico del pavimento per ridurre il calpestio e migliorare il comfort abitativo.

La normativa vuole che la soglia massima di rumore da calpestio sia di 64 decibel, ma vi assicuro che in molti casi 64 dB sono veramente mal tollerati. Si deve quindi procedere all’isolamento del solaio con l’ausilio di materiali appositi e la costruzione di quello che è chiamato pavimento galleggiante. Il pavimento galleggiante è composto da uno strato di cemento o malta cementizia, un materassino isolante e un nuovo strato di malta su cui poi sarà posato il pavimento vero e proprio.
Il materassino può essere inserito anche nei casi in cui l’abitazione sia riscaldata con serpentine a pavimento, semplicemente si deve avere l’accortezza di installarlo sotto le serpentine stesse.

Certo è che questo è fattibile per pavimentazioni di nuova installazione, ma se siamo in fase di ristrutturazione? Semplicissimo. Il tecnico competente sceglierà tra i tanti materiali in commercio, il materassino fonoisolante più adatto alle esigenze di quella particolare abitazione, passerà poi alla progettazione del nuovo pavimento semplicemente inserendo il materassino subito sopra il pavimento esistetene e creando uno strato di malta dove posare le nuove piastrelle. In questo modo il pavimento sarà alzato di qualche centimetro, massimo 4, ma il rumore da calpestio sarà di molto attenuato.

Per evitare ponti acustici è bene che le pareti confinanti con il pavimento siano trattate con materiali isolanti soprattutto nei punti in cui si collegano direttamente con il pavimento stesso.

 

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