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Materiali e innovazione: nano cellulosa

È un ramo della scienza applicata e della tecnologia che si occupa del controllo della materia su scala dimensionale inferiore al micrometro (in genere tra 1 e 100 nanometri) e della progettazione e realizzazione di dispositivi in tale scala Wikipedia

In altre parole? Potremmo definirla come l’arte di progettare e produrre materiali e dispositivi a livello molecolare o sovra molecolare. Sembra complicato,eh?! Beh, un po’, ma cercheremo di farti capire bene come funziona.

La cellulosa: cos’è

La cellulosa altro non è che un polimero di glucosio derivato da piante e cellule batteriche. Le fibre sono disposte lungo una rete che costituisce la struttura e il supporto delle cellule. Quindi? Quindi sia dal legno che da alcuni vegetali è possibile ricavare cellulosa.

Come si ottiene la nano cellulosa:

Tutto comincia dalla pasta di legno e dagli scarti dello stesso, come trucioli e segatura dai quali viene prelevata la lignina. La lignina è il componente del legno che gli conferisce resistenza e rigidità ed è composta da carbonio (60/65%), idrogeno (5/6%) e ossigeno. Tutti i vegetali contengono lignina in percentuali diverse a seconda della natura. Ad esempio: i legni duri come l’ebano contengono fino al 50% di lignina, mentre le piante annuali fino al 12%. questo significa che si tratta di un componete (in particolare una macromolecola con elevato peso molecolare) che si trova facilmente in natura, motivo per cui la ricerca in tal senso è molto assidua.

La lignina viene prelevata e si presenta come una polvere bruna.

Ma torniamo alla pasta di legno da cui si preleva la lignina. Una volta ottenuta la polvere si lavora per trasformarla in una sospensione di dimensioni microscopiche (Siamo nell’ordine dei 10 micron). Parallelamente si lavora sulla polpa che è asciutta e fragile e viene sottoposta a un processo particolare che porta alla creazione di un reticolo di nanofibris.

Il reticolo subisce queste lavorazioni:

  • compressione
  • compattazione
  • eliminazione dell’aria (usando un acido per raggiungere la massima resistenza)

Nano cellulosa: i vantaggi

I materiali realizzati con la nano cellulosa sono versatili e molto resistenti. Si tratta di un materiale impiegato in diversi settori: nelle automobili per rendere le carrozzerie leggere e performante, nell’architettura, soprattutto in fase di arredamento ecologico, nella produzione di smartphone e PC e in tanti altri settori. Un interessante uso di nano cellulosa si fa nel settore alimentare e la si impiega per rafforzare le vaschette che contengono gli alimenti e renderle più impermeabili all’ossigeno (quindi allontanano il deterioramento).

Interessanti sono gli utilizzi come materiale isolante. Viene creata una schiuma a base di nano cellulosa combinata con grafene e nanoparticelle di sepiolite, il cui nome scientifico è freezecasting. Questa schiuma è molto leggera, completamente isolante e ignifuga. Tutte caratteristiche che la rendono perfetta per essere utilizzata nelle architetture moderne dove si ricerca il risparmio energetico con un occhio a quello economico. Un materiale decisamente Green che non è tossico e quindi migliora anche il comfort abitativo.

Nano cellulosa: non è tutto oro quel che luccica

Con questa tecnologia si creano tantissime cose, lo abbiamo visto. Ma è applicabile in qualsiasi settore? Non ancora. Ad esempio si sta lavorando per impiegare questa tecnologia agli scafi della barche, ma al momento non è un materiale impermeabile e quindi questa destinazione d’uso sembra allontanarsi. Cosa ci riserverà il futuro? Una vernice protettiva potrebbe dare libero accesso anche al settore della nautica? I posteri ce o diranno. Se nel frattempo ci saranno sviluppi ti avvertiremo!

 

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Edilizia e sostenibilità: come tutto ebbe inizio

Edilizia e sostenibilità sono due concetti che, sempre più spesso, sono associati in architettura: ma dove ha avuto origine il pensiero di creare edifici (e, più in generale costruzioni) seguendo le caratteristiche dell’ambiente intorno? Quando, invece, il pensiero ecologista ha influito sulla materia? O, ancora, si tratta di due termini di cui si parla solo di recente ma che, in realtà, sin dall’alba dei tempi devono essere considerati inscindibili tra di loro? Vediamo, dunque, come il concetto di architettura sostenibile si sia evoluto nel tempo, i falsi miti intorno al termine e alcune curiosità.

Le origini

Da quando si parla di edilizia e sostenibilità associando i due termini a un modo di costruire più responsabile? Sembrerebbe quasi da sempre: l’uomo, infatti, in ogni epoca storica ha da sempre cercato di sfruttare le potenzialità dell’ambiente che lo circonda, andando a sopperire alle varie mancanze che vi poteva trovare. In questo senso possiamo dire che si tratta di un concetto innato in ognuno di noi, correlato al normale spirito di sopravvivenza: per centinaia di anni presente solo a livello intuitivo, solo in epoca contemporanea si è sviluppato sino a diventare una vera e propria materia di studio e di applicazione. Non a caso il voler migliorare le proprie condizioni di vita ha portato gli esseri umani a continui sviluppi anche in questo campo: impiegando i materiali intorno a loro per creare costruzioni sempre più resistenti e in grado di mantenere il calore, cercando nuove materie prime e creando nuovi sistemi in grado di rimediare ai disagi.

Tornando indietro nel tempo possiamo così notare come i nostri antenati siano stati, in più casi, dei veri e propri pionieri dell’architettura sostenibile: sono riusciti ad adattarsi sia al caldo che al freddo, andando a costruire le proprie abitazioni con materiali come argilla, paglia o terra per creare uno spesso strato d’isolamento termico e hanno cercato le zone più adatte ai loro insediamenti, in modo da ricevere o essere riparati dal sole.

L’architettura non sostenibile esiste?

Sembrerebbe, dunque, che l’uomo ha da sempre seguito un’idea di architettura sostenibile andando a pianificare e costruire solo in relazione alle varie specifiche proprie dell’ambiente che lo circonda. Purtroppo, però, non è così. Accanto a esempi virtuosi del passato bisogna, infatti, citare anche casi in cui la necessità di realizzare nuove aree, l’espansione della popolazione e, in alcune occasioni, anche della ricchezza, abbiano portato l’uomo a un abuso edilizio sfociato, però, in una nuova e più spiccata sensibilità nei confronti della materia. Sopratutto negli ultimi due secoli, infatti, si è assistito a un degrado della materia: edifici spesso uguali, realizzati senza tenere conto dei problemi specifici del luogo, nuove idee, secondo cui il benessere potesse essere solo sinonimo di nuove costruzioni e, più in generale, di uno sviluppo sfrenato, hanno creato numerosi scompensi. E, nonostante non siano mancati anche in questo periodo modelli di architettura sostenibile, l’edilizia sfrenata ha creato tutti quei danni e problemi che hanno, però, fatto sfociare una nuova sensibilità ecologista in molte parti della popolazione.

La sostenibilità in epoca moderna

Solo verso la fine del Novecento si è iniziato a parlare di architettura sostenibile nei modi che conosciamo oggi: con una maggiore consapevolezza che l’ambiente che ci circonda deve essere rispettato e che le risorse non sono infinite, si è così iniziato a cercare delle soluzioni volte a frenare l’inquinamento e risanare i danni provocati dagli abusi degli anni precedenti.

Con questa nuova coscienza ecologista sono, dunque, nati movimenti, nuove ideologie e sono stati redatti rapporti: tra i primi proprio quello dell’ONU, intitolato Our Common Future. Scritto nel 1987, sottolinea quanto sia importante non solo pensare alle esigenze legate al nostro presente ma anche a quelle che, in futuro, dovranno affrontare le prossime generazioni: proprio per questo ogni nostra azione deve essere valutata e realizzata dopo averne stabilito l’impatto ambientale. Non bisogna, dunque, pensare solo a una nuova costruzione in termini di funzione e fruizione ma anche in relazione a ciò che ci circonda e al sostentamento alla vita, seguendo alcuni concetti base della materia. Ben coscienti del fatto che le risorse sono sempre più scarse, è necessario promuovere il massimo riutilizzo di quelle rinnovabili (non superando, però, il loro tasso di rigenerazione), cercando, al contempo, di eliminare del tutto quelle non rinnovabili (come i combustibili fossili) e andando a inquinare il meno possibile.

Solo in questo modo si potrà continuare a parlare di edilizia e sostenibilità, due concetti che, seppur relativamente nuovi, fanno parte da sempre della storia dell’uomo.

 

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ciclismo e smart city

Smart city: come adeguare le nostre città a ciclisti e pedoni

I centri urbani, medi o grandi che siano, sono sempre più intasati di traffico e automobili: come adeguare, dunque, le nostre città ai ciclisti e ai pedoni? È possibile trovare un compromesso tra chi sceglie, per spostarsi, macchine e moto e chi, invece, preferisce girare a piedi o con la bicicletta?

Sicuramente sono tante le iniziative che i comuni italiani (e non solo) stanno sviluppando o che possono intraprendere per migliorare la situazione: se da un lato, infatti, si deve cercare di creare un numero sempre maggiore d’infrastrutture a misura d’uomo o spazi dedicati a chi predilige i mezzi alternativi, dall’altro non bisogna dimenticare anche la componente dell’educazione. Se la strada, infatti, è di tutti, è necessario imparare a seguire alcune regole di base per rispettare gli spazi comuni, andando a conoscere le norme della strada per evitare di mettere a rischio non solo la propria vita ma anche quella di chi si ritrova a transitare sullo stesso percorso.

Migliorare le infrastrutture

Purtroppo in molte città italiane le infrastrutture adeguate realizzate in particolar modo per i ciclisti mancano o sono insufficienti: questo comporta un pericolo non da poco, in quanto le biciclette si ritrovano costrette a circolare in mezzo alle automobili, con conseguenti problemi per entrambe le categorie di mezzi. Se da un lato le macchine che stanno ormai invadendo le nostre città, sono un pericolo e un disturbo concreto per chi ha scelto, per i propri spostamenti, metodi più eco sostenibili, dall’altro le biciclette se, non correttamente usate, rallentano il traffico e possono generare incidenti.

Sono numerosi gli esempi di città in cui le piste ciclabili sono assenti o coprono soltanto una parte dei principali snodi: ampliare questa rete, andando, almeno, a creare dei percorsi continui sulle vie più utilizzate è solo il primo passo verso una città più a misura d’uomo. Discorso analogo per i marciapiedi, che dovrebbero in ogni luogo essere più agevoli per tutte le persone, anche per quelle con problemi motori, in modo tale da garantire a tutti una maggiore sicurezza.

Anche quello di creare zone pedonali, percorsi esclusivamente dedicati alle biciclette e ai cittadini deve, inoltre, essere uno scopo da perseguire: in questo modo non solo migliorerà la circolazione, ma anche la città stessa, grazie a zone più vivibili e più vicine all’ambiente.

A tutto questo, ovviamente, si deve aggiungere una segnaletica chiara e, molto importante, un rispetto delle regole da parte di tutti.

Imparare e rispettare le regole

Ma riuscire a migliorare e potenziare le infrastrutture, costruendo nuove piste ciclabili, migliorando le vie pedonali e rimodernando alcune strade, però, non è sufficiente. Serve una maggiore educazione e rispetto delle regole da parte di tutti, non solo degli automobilisti, ma anche e soprattutto di pedoni e ciclisti. Sono, infatti, proprio questi ultimi a essere tra i più irresponsabili: sono molti i casi riportati di persone che, non seguendo le norme basilari della circolazione stradale, mettono a rischio non solo la propria vita, ma anche quella di chi incrocia il loro cammino.

Senza obbligo di patente e di targa sono, infatti, difficilmente riconoscibili in caso di effrazione e, proprio per questo, c’è chi sostiene di dover obbligare chiunque decida d’immettersi sulla strada a seguire almeno un corso sui pericoli, sulle regole e la segnaletica da rispettare.

Discorso analogo per i pedoni che dovrebbero, soprattutto per il loro bene, evitare mosse dettate da disattenzione e fretta: attraversare la strada fuori dalle strisce, in posti trafficati e senza prima controllare, è uno dei tanti pericoli da non sottovalutare.

In concreto

Che cosa si sta facendo, dunque, per trovare una soluzione alla questione e rendere, così, le città più a misura dei cittadini? Come si sta ridimensionando, in Italia e non solo, l’enorme spazio che, anno dopo anno, viene dato alle automobili? Sono molti i progetti e le nazioni che si stanno muovendo in tal senso e tanti sono gli esempi virtuosi che ci arrivano non solo dall’estero ma anche dal nostro Paese.

Proprio in occasione dell’Expo 2015 di Milano è stato, infatti, lanciato Vento, un progetto che vuole rendere ciclabile tutto il lungo Po: si tratta di un percorso, della lunghezza di 679 Km, che vorrebbe unire Torino con Venezia.

Ma altre esperienze positive, progetti che ci mostrano la possibilità di adeguare le nostre città a ciclisti e pedoni, ci arrivano anche da altre zone del mondo: ad esempio a Londra, dove è in atto una pianificazione sostenibile di alcune aree centrali, volte a rinnovare e migliorare l’ambiente grazie, tra le altre cose, a piste ciclabili, zone pedonali e giardini.

 

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Energia sostenibile: Greenrail, il treno passa e genera energia

Lo hanno già ribattezzato il binario del futuro ed è l’ultima frontiera per quanto riguarda la produzione di energia sostenibile: Greenrail, la ferrovia green è un progetto che, utilizzando traversine in materiale riciclato, permette di generare energia in un modo davvero singolare, grazie al passaggio dei treni.

Un’idea davvero interessante sotto numerosi punti di vista: non solo, infatti, va a utilizzare materiali riciclati, andando, così, a limitare i rifiuti, ma promette di essere più conveniente, duratura e in grado di ridurre l’inquinamento acustico. Tante migliorie rispetto al normale cemento attualmente impiegato!

Il progetto

Sono giovani di Palermo le menti dietro a Greenrail, startup che, fondata da Giovanni Maria De Lisi e Manfredi Inguaggiato, ha vinto il premio Edison Start ponendo, così, le basi di uno sviluppo di nuove traverse per i binari in grado di portare numerosi benefici alla situazione ferroviaria attuale e all’ambiente.

L’idea di base, però, arriva dall’estero: da anni esistono, ormai, progetti per realizzare traverse in plastica e gomma riciclata. Fin ora, però, si è trattato di idee che, seppur valide sulla carta, presentavano numerose problematiche partendo proprio dal loro poter essere utilizzate solo da treni con velocità massima di 80 Km all’ora. L’innovazione di Greenrail sta nell’aver trovato un giusto compromesso per rendere possibile l’utilizzo delle ferrovie verdi in più occasioni, elevando i limiti di velocità e rendendo così il progetto più elastico e valido a livello universale.

Rispetto alle idee precedenti, infatti, qui troviamo, comunque, un’anima in calcestruzzo (necessario per dare la pesantezza necessaria) attorno cui, però si sviluppa la parte esterna, realizzata con gomma e plastica riciclate. A concludere, infine, presente anche una speciale sottorotaia in grado di produrre energia quando attraversata dal treno: si tratta di un sistema piezoelettrico che può addirittura generare sino a 120 kWh.

Un progetto con grandi potenzialità

Greenrail ha, sulla carta, tutti i numeri per diventare un progetto vincente e offre numerosi vantaggi da non sottovalutare: se da un lato, infatti, va a produrre energia sostenibile utilizzando traversine realizzate con materiali riciclati (vecchi pneumatici, appunto, sostenendo, quindi, il riutilizzo di ciò che, altrimenti, diventerebbe un rifiuto), dall’altro è in grado di abbassare i costi. Secondo lo stesso Giovanni Maria De Lisi, la ferrovia verde non solo va a dimezzare le spese di realizzazione e manutenzione, ma è anche più duratura della versione classica, in calcestruzzo: secondo le stime, infatti, dovrebbe promettere anche 50 anni (contro i 30/40 attuali) di vita.

A tutto questo si aggiungono altri vantaggi anche dal punto di vista dell’inquinamento acustico: greenrail, infatti, dovrebbe essere più silenzioso delle attuali traversine in cemento, riducendo, così, anche le vibrazioni.

I numeri

Ma quali sono i numeri del progetto? Quali le potenzialità? Tutti i dati e le curiosità su Greenrail ci vengono svelate proprio dai suoi fondatori. Attualmente in Italia il 98% delle traverse è realizzato in calcestruzzo, un materiale che, come abbiamo visto, oltre a non avere caratteristiche green, produce vibrazioni e ha costi di manutenzione più elevati. In Europa le statistiche sono molto simili: per 380 milioni di traverse presenti, infatti, ben l’85% è realizzato in cemento (l’8% in legno e il restante 7% in altri materiali).

Sostituire le attuali traverse, inoltre, è più economico proprio dal punto di vista del prezzo: se la traversa in calcestruzzo si aggira intorno ai 98 euro al pezzo, quella di greenrail ha un costo inferiore, di 70 euro. A tutto questo bisogna aggiungere anche la richiesta di mercato, alta ogni anno: sempre De Lisi, infatti, afferma che ogni anno sono circa 70 milioni i pezzi richiesti, con possibilità di generare guadagni davvero elevate.

Dalle analisi fin qui riportate è possibile affermare che si tratta sicuramente di un progetto virtuoso, ma la domanda è d’obbligo: quanta energia pulita può produrre? Con un passaggio medio di 10/20 treni all’ora, in 100 km di linea, è stato stimato che si riescono a produrre circa 1,25 MWh di energia. Dati molto interessati sopratutto perché sono molte le linee che possono supportare tale innovazione: oltre ai treni locali (che viaggiano entro i 190 Km all’ora) e quelli ad alta velocità (in questo caso non devono scendere sotto i 250) anche le metropolitane possono vedere installate queste nuove traverse. In questo modo Greenrail permetterà, ancora più facilmente, di produrre maggiore energia sostenibile grazie al semplice passaggio dei treni!

 

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Microsoft 3D Soundscape_l'auricolare per i non vedenti

Microsoft 3D Soundscape: l’auricolare per i non vedenti

Sono sempre di più le innovazioni in campo tecnologico che ci vengono in aiuto per migliorare la nostra qualità della vita: tra le tante aziende che lavorano in questo campo troviamo anche Microsoft che, con il suo 3D Soundscape, ha creato un nuovo prototipo di auricolare, una speciale guida vocale per non vedenti. Si tratta di una particolare cuffia in grado di “dialogare” sia con uno smartphone Windows sia con diversi sensori che sfruttano le connessioni Wi Fi e Bluetooth allo scopo di aiutare, tramite suoni differenti, le persone a muoversi lungo determinati percorsi.

Il progetto di Microsoft

Realizzato da Microsoft con la consulenza di Guide Dogs e il finanziamento di Future Cities Catapult, questo 3D Soundscape è un progetto che, ancora in fase pilota, promette di aiutare e cambiare notevolmente la vita dei non vedenti. Dopo circa due anni di sviluppo, infatti, sono già numerose le persone che hanno avuto modo di provarlo nel Regno Unito, lungo il tragitto per ora realizzato che collega Londra a Reading, con risultati davvero positivi.

Sono tre gli elementi che servono a far funzionare questo sistema, ovvero uno smartphone Windows Phone, lo speciale auricolare a conduzione ossea e un percorso ben definito, disseminato di beacon, sensori in grado di connettersi alle cuffie. Grazie agli impulsi che vengono inviati direttamente all’headset la persona che lo indossa è, così, in grado non solo di spostarsi più agevolmente, ma interagire anche con il mondo intorno. Sono davvero tante informazioni che vengono inviate, come, ad esempio, indicazioni sui punti d’interesse vicini, oppure orari di tram e bus.

Si tratta, dunque, di un progetto che, seppur ancora in fase di test, promette di avere molti sbocchi per quanto riguarda il prossimo futuro: ad esempio, potrà semplificare la vita anche nei negozi permettendo, tramite telefono, di scannerizzare un determinato codice a barre per poi ricevere, attraverso la cuffia, tutte le informazioni che riguardano quel particolare oggetto che è stato esaminato.

Come funziona 3D Soundscape?

Microsoft 3D Soundscape, come abbiamo visto, sfrutta tutte le moderne tecnologie per riuscire a guidare la persona lungo determinati percorsi: lo speciale auricolare, infatti, è un accessorio hi tech dotato di numerosi sensori. Al suo interno non sono solo presenti un tracker GPS, una bussola e un giroscopio, ma anche connessioni Wi Fi e Bluetooth in grado d’interagire con l’ambiente intorno attraverso i cosiddetti “beacon”, localizzatori disseminati in punti strategici delle città, come, ad esempio, sui lampioni.

Per riuscire a sostenere tutte queste funzioni la cuffia deve anche essere connessa a un telefono (un Windows Phone) in grado d’interagire con numerosi programmi (prime tra tutte le mappe di Bing) o per programmare un determinato percorso.

Il tutto, però, non va a isolare la persona che indossa il 3D Soundscape: questo grazie al fatto che si tratta di una cuffia speciale, a conduzione ossea. Realizzati in collaborazione con la compagnia AfterShokz questi speciali auricolari, infatti, non vanno posizionati sulle orecchie come, invece, si potrebbe pensare, ma devono essere sistemati più in basso, proprio sopra mandibola posteriore. In questo modo i vari suoni arriveranno direttamente tramite vibrazione: a seconda che il tragitto sia corretto o meno il soggetto riceverà diversi tipi di avvisi che, però, grazie alla speciale conformazione dell’headset, non andranno a coinvolgere il timpano. Così potrà continuare comunicare con chi è intorno, oppure sentire anche i normali rumori della strada (evitando scontri e incidenti).

Altre innovazioni

Sono davvero tante le innovazioni che, negli ultimi anni, sono state sviluppate per aiutare i non vedenti: dalle stampanti in braille a software specifici, in grado di funzionare tramite sintesi vocale, non mancano nemmeno speciali tablet. In commercio ormai da tempo, il Braille Sense Mini è un piccolo dispositivo che, collegato alla rete tramite Wi-Fi, permette di svolgere le più classiche operazioni online: dalla semplice navigazione all’invio di email, dall’ascolto di musica ai social network, questo accessorio hi-tech permette anche di usare Gps e gestire un database.

DbGLOVE, invece, è uno speciale guanto con cui è possibile utilizzare un qualsiasi smartphone utilizzando, però, non l’alfabeto Braille ma quello Malossi, andando a trasformare ogni lettera in un pizzico in una diversa parte della mano.

Tra le tante app, invece, degna di nota troviamo Ariadne che, come una versione meno avanzata della tecnologia utilizzata da Microsoft 3D Soudscape, permette di conoscere sempre la propria posizione grazie a un sistema integrato di mappe, internet, gps e sintesi vocale.

 

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Impianti di cogenerazione fotovoltaica

Gli impianti di cogenerazione sono quelli che riescono a produrre sia energia elettrica che energia termica. Si tratta di impianti che possono essere alimentati in diversi modi: metano, biodiesel o biomasse, ma anche con il fotovoltaico. In sostanza l’energia prodotta durante il processo produttivo del calore (quindi quella che solitamente viene sprecata emanando calore), viene riutilizzata per produrre elettricità. È come se lo stesso impianto riuscisse a lavorare il doppio grazie a due modalità differenti.

La cogenerazione avviene quindi in centrali termoelettriche che sono in grado di recuperare l’energia dispersa tramite acqua calda o vapore frutto del processo precedente, fino ad oggi “scarto” che viene invece riutilizzato.

Impianti di cogenerazione: vantaggi

  • Ambientali: si risparmiano i materiali fossili e si riduce l’inquinamento atmosferico
  • Energetici: maggior efficienza energetica perché c’è il recupero degli scarti
  • Economici: vantaggioso anche dal punto di vista economico, oltre agli incentivi presenti per investire nella cogenerazione.

Esiste la possibilità di fare la cogenerazione fotovoltaica impiegando l’energia non sfruttata durante il processo fotovoltaico. Si stima che il 15% dell’energia prodotta dalle celle solari si disperda nell’ambiente: recuperarla può portare solo benefici e risparmi.

 

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Parcheggio ecologico: le fasi di costruzione

I parcheggi ecologici portano una ventata di freschezza nelle nostre città. Decisamente più belli da vedere rispetto alle tradizionali spianate di asfalto, sono anche indispensabili in tutte quelle aree che hanno vincoli paesaggistici.

Creare un parcheggio ecologico è piuttosto macchinoso. Bisogna affidarsi ad una ditta specializzata e studiare il progetto insieme ad un architetto competente. La ditta penserà a creare le varie fasi di lavoro che sono solitamente 5:

  1. movimento terra
  2. stesura sottofondo
  3. stesura inerte
  4. trattamento polimero
  5. rullatura e finitura

Osserviamo nel dettaglio queste fasi lavorative.

Operazione n°1: movimento terra.

Come è facile intuire la prima cosa da fare è livellare il terreno e portare la zona alla quota di progetto.

Operazione n° 2: stesura sottofondo

Nella maggior parte dei casi è necessario creare un sottofondo drenante impiegando gaia di misure diverse. Questa fase comprende anche il passaggio di rullatura per far assestare la ghiaia.

Operazione n°3: stesura dello strato inerte

Questa fase è molto importante perché l’inerte è quello che andrà a formare la pavimentazione finale. Si scelgono sassi di diversa misura a seconda delle esigenze, solitamente sassi calcarei di misura compresa tra i 9 e i 12 mm di diametro. È fondamentale in questa fase fare attenzione ai colori perché è proprio questa parte quella che si vedrà una volta finito il parcheggio ecologico.

Operazione n°4: trattamento con polimero

Una volta steso lo strato inerte si usa un copolimero come legante. In queste occasioni si usa un polimero ecologico e biodegradabile per non sciupare l’ecosostenibilità del progetto. Il polimero verrà introdotto grazie ad un macchinario a pressione che farà in modo che possa penetrare in profondità. La cosa bella di questo prodotto è che da asciutto è completamente trasparente e questo lo rende perfetto per un parcheggio ecologico perché si integra con il paesaggio circostante.

Operazione n°5: finitura

La fase di finitura è preceduta da quella di rullatura. Una volta rullato il terreno per renderlo più omogeneo possibile, si passa alla pulitura e il parcheggio ecologico è pronto per essere utilizzato.

 

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Materiali ecosostenibili: bambù

Parliamo spesso di materiali ecosostenibili ed oggi vorremmo concentrarci sul bambù. Tipico dell’Asia il bambù si trova anche alle nostre latitudini e cresce rigoglioso sugli argini dei fiumi. Infatti il suo habitat ideale è molto umido e quindi trova in queste zone la zona perfetta per crescere rigoglioso.

Si tratta di una pianta molto resistente di cui esistono oltre 1300 specie. Imbattibile da funghi e insetti cresce molto velocemente, anche di 50 cm al giorno! Solitamente il bambù da costruzione viene tagliato dopo 4 anni di vegetazione. Una volta raccolto viene sottoposto a un trattamento di essiccazione che può essere eseguita con fumo o con acqua e sabbia, in ogni caso con metodi naturali. Il bambù è dunque uno dei materiali più ecologici che esistano. Se poi consideriamo anche che non vengono usati pesticidi durante la coltivazione e che il suo utilizzo consente di ridurre di molto le emissioni di gas serra (rispetto ad esempio all’uso del cemento), il bambù è un re nell’architettura ecologica. Purtroppo però la maggior parte del bambù arriva dall’Asia e quindi il trasporto rende questo materiale molto meno sostenibile di come sarebbe per sua natura.

I tessuti del bambù sono molto fibrosi e resistenti sia alla trazione che alla compressione e vengono usati per costruzioni solide e resistenti nel tempo. La particolarità principale a cui fare attenzione è l’isolamento del suolo e del tetto, in modo che la pioggia e l’umidità non lo colpiscano direttamente allungandone la vita.
Nei paesi meno sviluppati il bambù è in grado di salvaguardare dall’emergenza casa.

 

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Tetti verdi: architettura sostenibile

Il tetto verde sta prendendo sempre più piede nell’architettura ecologica delle nostre città. Si tratta di un metodo di copertura del tetto così composta:

  • membrana impermeabile
  • strato di protezione
  • strato drenante
  • tessuto filtrante
  • substrato
  • piante

Nonostante si tratti di un sistema a più strati, non è molto pesante e questo lo rende perfetto per abbellire anche i tetti meno nuovi. La vegetazione che si usa per questo tipo di costruzione è del tipo Sedum, cioè capace di resistere anche in caso di siccità: questo rende semplice la manutenzione del tetto verde.

Tetto verde: vantaggi energetici

Ma perché decidere di fare del proprio tetto un tetto verde? Il tetto verde regola il microclima perché riduce le dispersioni termiche e quindi regola il microclima migliorando l’isolamento termico dell’intero edificio. Questo porta ovviamente a un maggior risparmio energetico, soprattutto nel periodo estivo quando le piante evitano che il tetto si surriscaldi e quindi si utilizza meno il condizionatore. Allo stesso modo nel periodo invernale fungono da isolante limitando l’uso del riscaldamento.

I vantaggi del tetto verde non finiscono qui: questo tipo di copertura infatti allunga la durata del tetto e dei manti impermeabili. Tra vantaggi di questo tipo di scelta c’è certamente quello di usufruire di una zona che altrimenti sarebbe poco utilizzata se non assolutamente utilizzata. Grazie al tetto verde si creano nuovi spazi, spazi capaci di ospitare persone nel massimo comfort. Non possiamo dimenticare anche che installare un tetto verde porta prestigio all’edificio e quindi conseguente aumento di valore dell’abitazione. Direi che è un particolare da non sottovalutare.

 

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Cindy

Edilizia urbana: i portacenere diventano sostenibili

Si chiama Cindy e viene direttamente da oltralpe l’innovativo portacenere che riesce a rendere i maleodoranti mozziconi di sigaretta una cosa utilissima. Purtroppo tutti noi siamo ogni giorno di fronte allo spettacolo morboso delle sigarette a terra. Probabilmente se ci fossero più portacenere in giro per le strade della città molti fumatori ne usufruirebbero evitando di gettare il mozzicone per terra. Ed ecco che un’azienda francese ha pensato ad un posacenere innovativo costituito da un cassettino alla cui base è posta una piantina. Sì, avete capito bene, proprio una pianta.

La cenere contenuta nel mozzicone infatti si rivela un ottimo fertilizzante e quindi perché sprecarla?

Il posacenere ha un design pulito ed elegante: bianco, alto quanto basta per non essere scomodo per i fumatori nel gettare il mozzicone, è equipaggiato con un apposito cassetto dentro il quale sistemare il mozzicone in modo tale che la cenere possa scendere nel vaso sottostante fertilizzando il terreno.

Ovviamente poi le sigarette andranno gettate quindi gli operatori ecologici delle nostre città penseranno a liberare il cassettino una volta pieno, ma nel frattempo la cenere avrà fatto il suo sporco lavoro.

Cindy si può utilizzare sia all’aperto che al chiuso e potrebbe rivelarsi un’idea regalo niente male per l’amico fumatore incallito.

 

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