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Edilizia e sostenibilità: come tutto ebbe inizio

Edilizia e sostenibilità sono due concetti che, sempre più spesso, sono associati in architettura: ma dove ha avuto origine il pensiero di creare edifici (e, più in generale costruzioni) seguendo le caratteristiche dell’ambiente intorno? Quando, invece, il pensiero ecologista ha influito sulla materia? O, ancora, si tratta di due termini di cui si parla solo di recente ma che, in realtà, sin dall’alba dei tempi devono essere considerati inscindibili tra di loro? Vediamo, dunque, come il concetto di architettura sostenibile si sia evoluto nel tempo, i falsi miti intorno al termine e alcune curiosità.

Le origini

Da quando si parla di edilizia e sostenibilità associando i due termini a un modo di costruire più responsabile? Sembrerebbe quasi da sempre: l’uomo, infatti, in ogni epoca storica ha da sempre cercato di sfruttare le potenzialità dell’ambiente che lo circonda, andando a sopperire alle varie mancanze che vi poteva trovare. In questo senso possiamo dire che si tratta di un concetto innato in ognuno di noi, correlato al normale spirito di sopravvivenza: per centinaia di anni presente solo a livello intuitivo, solo in epoca contemporanea si è sviluppato sino a diventare una vera e propria materia di studio e di applicazione. Non a caso il voler migliorare le proprie condizioni di vita ha portato gli esseri umani a continui sviluppi anche in questo campo: impiegando i materiali intorno a loro per creare costruzioni sempre più resistenti e in grado di mantenere il calore, cercando nuove materie prime e creando nuovi sistemi in grado di rimediare ai disagi.

Tornando indietro nel tempo possiamo così notare come i nostri antenati siano stati, in più casi, dei veri e propri pionieri dell’architettura sostenibile: sono riusciti ad adattarsi sia al caldo che al freddo, andando a costruire le proprie abitazioni con materiali come argilla, paglia o terra per creare uno spesso strato d’isolamento termico e hanno cercato le zone più adatte ai loro insediamenti, in modo da ricevere o essere riparati dal sole.

L’architettura non sostenibile esiste?

Sembrerebbe, dunque, che l’uomo ha da sempre seguito un’idea di architettura sostenibile andando a pianificare e costruire solo in relazione alle varie specifiche proprie dell’ambiente che lo circonda. Purtroppo, però, non è così. Accanto a esempi virtuosi del passato bisogna, infatti, citare anche casi in cui la necessità di realizzare nuove aree, l’espansione della popolazione e, in alcune occasioni, anche della ricchezza, abbiano portato l’uomo a un abuso edilizio sfociato, però, in una nuova e più spiccata sensibilità nei confronti della materia. Sopratutto negli ultimi due secoli, infatti, si è assistito a un degrado della materia: edifici spesso uguali, realizzati senza tenere conto dei problemi specifici del luogo, nuove idee, secondo cui il benessere potesse essere solo sinonimo di nuove costruzioni e, più in generale, di uno sviluppo sfrenato, hanno creato numerosi scompensi. E, nonostante non siano mancati anche in questo periodo modelli di architettura sostenibile, l’edilizia sfrenata ha creato tutti quei danni e problemi che hanno, però, fatto sfociare una nuova sensibilità ecologista in molte parti della popolazione.

La sostenibilità in epoca moderna

Solo verso la fine del Novecento si è iniziato a parlare di architettura sostenibile nei modi che conosciamo oggi: con una maggiore consapevolezza che l’ambiente che ci circonda deve essere rispettato e che le risorse non sono infinite, si è così iniziato a cercare delle soluzioni volte a frenare l’inquinamento e risanare i danni provocati dagli abusi degli anni precedenti.

Con questa nuova coscienza ecologista sono, dunque, nati movimenti, nuove ideologie e sono stati redatti rapporti: tra i primi proprio quello dell’ONU, intitolato Our Common Future. Scritto nel 1987, sottolinea quanto sia importante non solo pensare alle esigenze legate al nostro presente ma anche a quelle che, in futuro, dovranno affrontare le prossime generazioni: proprio per questo ogni nostra azione deve essere valutata e realizzata dopo averne stabilito l’impatto ambientale. Non bisogna, dunque, pensare solo a una nuova costruzione in termini di funzione e fruizione ma anche in relazione a ciò che ci circonda e al sostentamento alla vita, seguendo alcuni concetti base della materia. Ben coscienti del fatto che le risorse sono sempre più scarse, è necessario promuovere il massimo riutilizzo di quelle rinnovabili (non superando, però, il loro tasso di rigenerazione), cercando, al contempo, di eliminare del tutto quelle non rinnovabili (come i combustibili fossili) e andando a inquinare il meno possibile.

Solo in questo modo si potrà continuare a parlare di edilizia e sostenibilità, due concetti che, seppur relativamente nuovi, fanno parte da sempre della storia dell’uomo.

 

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ciclismo e smart city

Smart city: come adeguare le nostre città a ciclisti e pedoni

I centri urbani, medi o grandi che siano, sono sempre più intasati di traffico e automobili: come adeguare, dunque, le nostre città ai ciclisti e ai pedoni? È possibile trovare un compromesso tra chi sceglie, per spostarsi, macchine e moto e chi, invece, preferisce girare a piedi o con la bicicletta?

Sicuramente sono tante le iniziative che i comuni italiani (e non solo) stanno sviluppando o che possono intraprendere per migliorare la situazione: se da un lato, infatti, si deve cercare di creare un numero sempre maggiore d’infrastrutture a misura d’uomo o spazi dedicati a chi predilige i mezzi alternativi, dall’altro non bisogna dimenticare anche la componente dell’educazione. Se la strada, infatti, è di tutti, è necessario imparare a seguire alcune regole di base per rispettare gli spazi comuni, andando a conoscere le norme della strada per evitare di mettere a rischio non solo la propria vita ma anche quella di chi si ritrova a transitare sullo stesso percorso.

Migliorare le infrastrutture

Purtroppo in molte città italiane le infrastrutture adeguate realizzate in particolar modo per i ciclisti mancano o sono insufficienti: questo comporta un pericolo non da poco, in quanto le biciclette si ritrovano costrette a circolare in mezzo alle automobili, con conseguenti problemi per entrambe le categorie di mezzi. Se da un lato le macchine che stanno ormai invadendo le nostre città, sono un pericolo e un disturbo concreto per chi ha scelto, per i propri spostamenti, metodi più eco sostenibili, dall’altro le biciclette se, non correttamente usate, rallentano il traffico e possono generare incidenti.

Sono numerosi gli esempi di città in cui le piste ciclabili sono assenti o coprono soltanto una parte dei principali snodi: ampliare questa rete, andando, almeno, a creare dei percorsi continui sulle vie più utilizzate è solo il primo passo verso una città più a misura d’uomo. Discorso analogo per i marciapiedi, che dovrebbero in ogni luogo essere più agevoli per tutte le persone, anche per quelle con problemi motori, in modo tale da garantire a tutti una maggiore sicurezza.

Anche quello di creare zone pedonali, percorsi esclusivamente dedicati alle biciclette e ai cittadini deve, inoltre, essere uno scopo da perseguire: in questo modo non solo migliorerà la circolazione, ma anche la città stessa, grazie a zone più vivibili e più vicine all’ambiente.

A tutto questo, ovviamente, si deve aggiungere una segnaletica chiara e, molto importante, un rispetto delle regole da parte di tutti.

Imparare e rispettare le regole

Ma riuscire a migliorare e potenziare le infrastrutture, costruendo nuove piste ciclabili, migliorando le vie pedonali e rimodernando alcune strade, però, non è sufficiente. Serve una maggiore educazione e rispetto delle regole da parte di tutti, non solo degli automobilisti, ma anche e soprattutto di pedoni e ciclisti. Sono, infatti, proprio questi ultimi a essere tra i più irresponsabili: sono molti i casi riportati di persone che, non seguendo le norme basilari della circolazione stradale, mettono a rischio non solo la propria vita, ma anche quella di chi incrocia il loro cammino.

Senza obbligo di patente e di targa sono, infatti, difficilmente riconoscibili in caso di effrazione e, proprio per questo, c’è chi sostiene di dover obbligare chiunque decida d’immettersi sulla strada a seguire almeno un corso sui pericoli, sulle regole e la segnaletica da rispettare.

Discorso analogo per i pedoni che dovrebbero, soprattutto per il loro bene, evitare mosse dettate da disattenzione e fretta: attraversare la strada fuori dalle strisce, in posti trafficati e senza prima controllare, è uno dei tanti pericoli da non sottovalutare.

In concreto

Che cosa si sta facendo, dunque, per trovare una soluzione alla questione e rendere, così, le città più a misura dei cittadini? Come si sta ridimensionando, in Italia e non solo, l’enorme spazio che, anno dopo anno, viene dato alle automobili? Sono molti i progetti e le nazioni che si stanno muovendo in tal senso e tanti sono gli esempi virtuosi che ci arrivano non solo dall’estero ma anche dal nostro Paese.

Proprio in occasione dell’Expo 2015 di Milano è stato, infatti, lanciato Vento, un progetto che vuole rendere ciclabile tutto il lungo Po: si tratta di un percorso, della lunghezza di 679 Km, che vorrebbe unire Torino con Venezia.

Ma altre esperienze positive, progetti che ci mostrano la possibilità di adeguare le nostre città a ciclisti e pedoni, ci arrivano anche da altre zone del mondo: ad esempio a Londra, dove è in atto una pianificazione sostenibile di alcune aree centrali, volte a rinnovare e migliorare l’ambiente grazie, tra le altre cose, a piste ciclabili, zone pedonali e giardini.

 

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Microsoft 3D Soundscape: l’auricolare per i non vedenti

Sono sempre di più le innovazioni in campo tecnologico che ci vengono in aiuto per migliorare la nostra qualità della vita: tra le tante aziende che lavorano in questo campo troviamo anche Microsoft che, con il suo 3D Soundscape, ha creato un nuovo prototipo di auricolare, una speciale guida vocale per non vedenti. Si tratta di una particolare cuffia in grado di “dialogare” sia con uno smartphone Windows sia con diversi sensori che sfruttano le connessioni Wi Fi e Bluetooth allo scopo di aiutare, tramite suoni differenti, le persone a muoversi lungo determinati percorsi.

Il progetto di Microsoft

Realizzato da Microsoft con la consulenza di Guide Dogs e il finanziamento di Future Cities Catapult, questo 3D Soundscape è un progetto che, ancora in fase pilota, promette di aiutare e cambiare notevolmente la vita dei non vedenti. Dopo circa due anni di sviluppo, infatti, sono già numerose le persone che hanno avuto modo di provarlo nel Regno Unito, lungo il tragitto per ora realizzato che collega Londra a Reading, con risultati davvero positivi.

Sono tre gli elementi che servono a far funzionare questo sistema, ovvero uno smartphone Windows Phone, lo speciale auricolare a conduzione ossea e un percorso ben definito, disseminato di beacon, sensori in grado di connettersi alle cuffie. Grazie agli impulsi che vengono inviati direttamente all’headset la persona che lo indossa è, così, in grado non solo di spostarsi più agevolmente, ma interagire anche con il mondo intorno. Sono davvero tante informazioni che vengono inviate, come, ad esempio, indicazioni sui punti d’interesse vicini, oppure orari di tram e bus.

Si tratta, dunque, di un progetto che, seppur ancora in fase di test, promette di avere molti sbocchi per quanto riguarda il prossimo futuro: ad esempio, potrà semplificare la vita anche nei negozi permettendo, tramite telefono, di scannerizzare un determinato codice a barre per poi ricevere, attraverso la cuffia, tutte le informazioni che riguardano quel particolare oggetto che è stato esaminato.

Come funziona 3D Soundscape?

Microsoft 3D Soundscape, come abbiamo visto, sfrutta tutte le moderne tecnologie per riuscire a guidare la persona lungo determinati percorsi: lo speciale auricolare, infatti, è un accessorio hi tech dotato di numerosi sensori. Al suo interno non sono solo presenti un tracker GPS, una bussola e un giroscopio, ma anche connessioni Wi Fi e Bluetooth in grado d’interagire con l’ambiente intorno attraverso i cosiddetti “beacon”, localizzatori disseminati in punti strategici delle città, come, ad esempio, sui lampioni.

Per riuscire a sostenere tutte queste funzioni la cuffia deve anche essere connessa a un telefono (un Windows Phone) in grado d’interagire con numerosi programmi (prime tra tutte le mappe di Bing) o per programmare un determinato percorso.

Il tutto, però, non va a isolare la persona che indossa il 3D Soundscape: questo grazie al fatto che si tratta di una cuffia speciale, a conduzione ossea. Realizzati in collaborazione con la compagnia AfterShokz questi speciali auricolari, infatti, non vanno posizionati sulle orecchie come, invece, si potrebbe pensare, ma devono essere sistemati più in basso, proprio sopra mandibola posteriore. In questo modo i vari suoni arriveranno direttamente tramite vibrazione: a seconda che il tragitto sia corretto o meno il soggetto riceverà diversi tipi di avvisi che, però, grazie alla speciale conformazione dell’headset, non andranno a coinvolgere il timpano. Così potrà continuare comunicare con chi è intorno, oppure sentire anche i normali rumori della strada (evitando scontri e incidenti).

Altre innovazioni

Sono davvero tante le innovazioni che, negli ultimi anni, sono state sviluppate per aiutare i non vedenti: dalle stampanti in braille a software specifici, in grado di funzionare tramite sintesi vocale, non mancano nemmeno speciali tablet. In commercio ormai da tempo, il Braille Sense Mini è un piccolo dispositivo che, collegato alla rete tramite Wi-Fi, permette di svolgere le più classiche operazioni online: dalla semplice navigazione all’invio di email, dall’ascolto di musica ai social network, questo accessorio hi-tech permette anche di usare Gps e gestire un database.

DbGLOVE, invece, è uno speciale guanto con cui è possibile utilizzare un qualsiasi smartphone utilizzando, però, non l’alfabeto Braille ma quello Malossi, andando a trasformare ogni lettera in un pizzico in una diversa parte della mano.

Tra le tante app, invece, degna di nota troviamo Ariadne che, come una versione meno avanzata della tecnologia utilizzata da Microsoft 3D Soudscape, permette di conoscere sempre la propria posizione grazie a un sistema integrato di mappe, internet, gps e sintesi vocale.

 

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Parcheggio ecologico: le fasi di costruzione

I parcheggi ecologici portano una ventata di freschezza nelle nostre città. Decisamente più belli da vedere rispetto alle tradizionali spianate di asfalto, sono anche indispensabili in tutte quelle aree che hanno vincoli paesaggistici.

Creare un parcheggio ecologico è piuttosto macchinoso. Bisogna affidarsi ad una ditta specializzata e studiare il progetto insieme ad un architetto competente. La ditta penserà a creare le varie fasi di lavoro che sono solitamente 5:

  1. movimento terra
  2. stesura sottofondo
  3. stesura inerte
  4. trattamento polimero
  5. rullatura e finitura

Osserviamo nel dettaglio queste fasi lavorative.

Operazione n°1: movimento terra.

Come è facile intuire la prima cosa da fare è livellare il terreno e portare la zona alla quota di progetto.

Operazione n° 2: stesura sottofondo

Nella maggior parte dei casi è necessario creare un sottofondo drenante impiegando gaia di misure diverse. Questa fase comprende anche il passaggio di rullatura per far assestare la ghiaia.

Operazione n°3: stesura dello strato inerte

Questa fase è molto importante perché l’inerte è quello che andrà a formare la pavimentazione finale. Si scelgono sassi di diversa misura a seconda delle esigenze, solitamente sassi calcarei di misura compresa tra i 9 e i 12 mm di diametro. È fondamentale in questa fase fare attenzione ai colori perché è proprio questa parte quella che si vedrà una volta finito il parcheggio ecologico.

Operazione n°4: trattamento con polimero

Una volta steso lo strato inerte si usa un copolimero come legante. In queste occasioni si usa un polimero ecologico e biodegradabile per non sciupare l’ecosostenibilità del progetto. Il polimero verrà introdotto grazie ad un macchinario a pressione che farà in modo che possa penetrare in profondità. La cosa bella di questo prodotto è che da asciutto è completamente trasparente e questo lo rende perfetto per un parcheggio ecologico perché si integra con il paesaggio circostante.

Operazione n°5: finitura

La fase di finitura è preceduta da quella di rullatura. Una volta rullato il terreno per renderlo più omogeneo possibile, si passa alla pulitura e il parcheggio ecologico è pronto per essere utilizzato.

 

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Edilizia urbana: i portacenere diventano sostenibili

Si chiama Cindy e viene direttamente da oltralpe l’innovativo portacenere che riesce a rendere i maleodoranti mozziconi di sigaretta una cosa utilissima. Purtroppo tutti noi siamo ogni giorno di fronte allo spettacolo morboso delle sigarette a terra. Probabilmente se ci fossero più portacenere in giro per le strade della città molti fumatori ne usufruirebbero evitando di gettare il mozzicone per terra. Ed ecco che un’azienda francese ha pensato ad un posacenere innovativo costituito da un cassettino alla cui base è posta una piantina. Sì, avete capito bene, proprio una pianta.

La cenere contenuta nel mozzicone infatti si rivela un ottimo fertilizzante e quindi perché sprecarla?

Il posacenere ha un design pulito ed elegante: bianco, alto quanto basta per non essere scomodo per i fumatori nel gettare il mozzicone, è equipaggiato con un apposito cassetto dentro il quale sistemare il mozzicone in modo tale che la cenere possa scendere nel vaso sottostante fertilizzando il terreno.

Ovviamente poi le sigarette andranno gettate quindi gli operatori ecologici delle nostre città penseranno a liberare il cassettino una volta pieno, ma nel frattempo la cenere avrà fatto il suo sporco lavoro.

Cindy si può utilizzare sia all’aperto che al chiuso e potrebbe rivelarsi un’idea regalo niente male per l’amico fumatore incallito.

 

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Recupero edilizio: bella iniziativa a Brescia

La sostenibilità passa anche dalla ristrutturazione, anzi soprattutto dalla ristrutturazione perché trovare una nova destinazione d’uso a edifici ormai dismessi è un’ottima alternativa per un futuro sostenibile, visto che si riesce ad evitare di invadere ulteriormente le nostre città con cemento su cemento. A Brescia hanno ristrutturato una vecchia caserma per renderla un edificio moderno, sostenibile e adatto ad ospitare ben 9 bilocali. Una ristrutturazione ragionata che vede le energie rinnovabili protagoniste assolute.

Ma quali sono gli interventi che fanno di questa ristrutturazione una grande ristrutturazione? Prima di tutto la serra solare che si trova sul retro dell’edificio dalla doppia funzione: permette l’acceso dal retro agli appartamenti e regola la temperatura dell’edificio grazie alla gestione dell’aria calda. Le vetrate infatti raccolgono calore che durante l’inverno viene ceduto alle pareti interne limitando l’uso della coibentazione. In estate, al contrario, le vetrate vengono aperte per facilitare la ventilazione.

Inoltre è stata installata una fornitura completa di pannelli solari per la produzione di energia elettrica e una centrale termica di calore che fa anche raffreddamento e condiziona la temperatura interna della casa attraverso un impianto radiante a pavimento. Infine ogni appartamento è servito da un piccolo orto che è possibile annaffiare grazie all’impianto di recupero delle acque del tetto. Innovativo ed ecologico.

Noi speriamo che iniziative simili siano prese da esempio ed eseguite anche in altre città. Caserme, vecchi ospedali, ma anche scuole e case cantoniere possono avere nuova vita all’insegna della sostenibilità.

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Vecchi WC diventano cemento

Sembra strano a pensarci, ma vi siete mai chiesti che fine fanno i sanitari dismessi delle abitazione? Lo so, spesso li incontriamo per le strade di campagna abbandonati come un fazzoletto di carta con la differenza che non sono biodegradabili e rischiano di rimanere a bordo strada per molto molto tempo inquinando irrimediabilmente la nostra bella Italia. Ma oggi ci sono delle novità: da vecchi wc, così come da altri sanitari, è possibile ottenere cemento ecologico. In realtà questa soluzione è ancora in fase di sperimentazione, ma sta portando non poche soddisfazioni ai ricercatori spagnoli dell’Università di Valencia che sono riusciti nell’intento di creare un cemento sostenibile partendo dalla ceramica di scarto dei sanitari.
La rivoluzione è tutta nella mancanza completa di cemento, questo rende il materiale molto più sostenibile, a parità di resistenza. Viene realizzato infatti solo con ceramica polverizzata e un attivatore chimico, miscelando il tutto con l’ausilio dell’acqua.

Questo non è il primo tentativo eseguito dai ricercatori: gli stessi hanno già messo in commercio un cemento ecologico fatto riciclando vecchi mattoni rossi. Questo si prepara in modo molto rapido: si tritano i mattoni fino a polverizzarli e poi si mescolano con una soluzione attivante. Va impastato più e più volte fino a che non si raggiunge la granulometria voluta e si ottiene un prodotto pronto per essere utilizzato.

Ma adesso gli occhi sono puntati sulle ceramiche e sul cemento sostenibile ottenuto da vecchi WC. Vi terremo informati sugli eventuali sviluppi.

 

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Ridurre i consumi energetici: il piano governativo 2014

Il Piano governativo redatto dal Ministero dello Sviluppo economico con il Ministero dell’Ambiente e con la Conferenza Stato Regioni Province autonome in collaborazione con l’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie) ed effettua una ricognizione di tutta la normativa vigente per la riduzione dei consumi energetici. A breve sarà approvato dal Consiglio dei Ministri e subito dopo verrà trasmesso alla Commissione europea. La direttiva a cui si fa riferimento è la 2012/27/UE e riguarda l’efficienza energetica finalizzata alla riduzione dei consumi del 20% entro il 2020.

Le misure riguardano gli interventi negli edifici della pubblica amministrazione e le grandi imprese e il governo ha istituito un fondo nazionale per l’efficienza energetica attraverso il quale è possibile ottenere garanzie e erogazione di contributi. In particolare gli incentivi sono concessi in questi casi:

  • riqualificazione energetica degli edifici della Pubblica Amministrazione che devono diventare guida per tutto il settore dell’efficienza energetica in edilizia
  • realizzazione di reti per il teleriscaldamento
  • efficienza energetica dei servizi e infrastrutture pubbliche, come ad esempio l’illuminazione pubblica
  • riqualificazione energetica di interi edifici destinati ad uso residenziale, compresa l’edilizia popolare
  • efficienza energetica e riduzione dei consumi di energia nei settori dell’industria e dei servizi

Un’iniziativa che non solo porterà l’Italia a diventare un paese più ecosostenibile, ma si spera farà ripartire anche l’economia grazie allo sviluppo nell’ambito green economy. Infatti si stimano oltre 13 milioni di fabbricati interessati, di cui 87% destinati al residenziale sui quali si possono effettuare misure destinate a cappotti termici, sostituzione infissi, sostituzione impianto di riscaldamento, inserimento domotica e molto altro.

 

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10 milioni di euro per gli immobili in aree a rischio idrogeologico

Con la legge di stabilità del 2014 avremo a disposizione ben 10 milioni di Euro per abbattere gli immobili che si trovano in zone ad alto rischio idrogeologico. I soldi verranno stanziati nei comuni dove sono presenti immobili costruiti in aree ad alto rischio. Per lo più si tratta di immobili abusivi e le aree pericolose sono state individuate nei piani di assetto idrogeologico.
Rischio idrogeologico (Definizione da Wikipedia): “Con rischio idrogeologico si designa il rischio connesso all’instabilità dei pendii, dovuta a particolare conformazione geologica e geomorfologica di questi, o di corsi fluviali in conseguenza di particolari condizioni ambientali, meteorologiche e climatiche che coinvolgono le acque piovane e il loro ciclo idrologico una volta cadute al suolo, con possibili conseguenze sull’incolumità della popolazione e sulla sicurezza di servizi e attività su un dato territorio. Assieme al rischio sismico e al rischio vulcanico costituisce uno dei maggiori rischi ambientali connessi alle attività umane.

Si stima che nel nostro paese siano oltre 258 mila gli immobili abusivi costruiti nell’ultimo decennio e per la maggior parte sono costruiti tutti in terreno a rischio.

Pensate che nella nostra penisola sono oltre 6 milioni le persone che vivono in zone ad alto rischio e ben 22 milioni quelle che vivono in zone a rischio medio. Va da se che servono bonifiche urgenti e questo incentivo potrebbe essere d’aiuto per quei comuni che non hanno la disponibilità di operare in autonomia.

I comuni maggiormente a rischio si trovano in Calabria, Umbria, Valle d’Aosta, Marche e Toscana. Non mancano tristi episodi anche nelle altre regioni, come la valanga di fango avvenuta nel 1998 in provincia di Salerno. In totale oltre 5000 comuni sono a rischio per non si sa quanti milioni di persone che potrebbero essere in grave pericolo da un momento all’altro.

 

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Parcheggio ecologico: metodi di costruzione

Il parcheggio ecologico è una bella alternativa alla classica spianata di cemento che troppo spesso vediamo nelle nostre città. Tiene conto del carico delle auto, delle temperature, degli agenti atmosferici e anche del fatto che le persone devono poter raggiungere l’auto comodamente anche se piove abbondantemente.

In linea di massima possiamo individuare due tipi di parcheggio ecologico: il prato armato e il parcheggio trattato con polimero.

Il prato armato è realizzato con delle griglie in plastica riciclata che permettono all’acqua di defluire senza creare pozze. La costruzione del parcheggio ecologico a prato armato è piuttosto intuitiva: si prepara il terreno livellandolo come si farebbe per un qualsiasi altro parcheggio, e si passa poi alla messa in opera delle griglie che devono essere posizionate a una determinata distanza in modo che l’acqua riesca a defluire correttamente tra cella e cella. Si passa poi al riempimento delle celle con materiali permeabili che faranno da base al prato. Sia il materiale di base che il tipo di vegetazione verranno scelti in base alla destinazione d’uso del parcheggio (carrabile, di sosta, pedonale, per bici ecc…). I progettisti non dimenticheranno di installare un impianto di irrigazione per fare in modo che il prato cresca rigoglioso. Ovviamente lo posizioneranno in modo che l’acqua non arrivi a schizzare le autovetture.

Il parcheggio trattato con polimero è all’occhio identico ad un parcheggio tradizionale. Il fondo viene preparato livellandolo e rullando con appositi macchinari in modo che risultati agevole per la stesura del materiale superiore. Una volta creato il sottofondo si passa alla stesura del materiale inerte che darà anche una colorazione particolare al parcheggio rendendolo il più possibile compatibile con l’ambiente circostante. Una volta steso l’inerte si passa al trattamento con polimero a base acrilica che fa da agente legante. Si tratta di un materiale completamente atossico, ecocompatibile e biodegradabile. Ma non è finita: a questo punto si rulla il terreno con lo scopo di compattarlo e rifinirlo. Risultato? Un parcheggio ecologico in tutto e per tutto simile al tradizionale, ma con una marcia in più: l’eco compatibilità.

 

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