Edilizia e sostenibilità sono due concetti che, sempre più spesso, sono associati in architettura: ma dove ha avuto origine il pensiero di creare edifici (e, più in generale costruzioni) seguendo le caratteristiche dell’ambiente intorno? Quando, invece, il pensiero ecologista ha influito sulla materia? O, ancora, si tratta di due termini di cui si parla solo di recente ma che, in realtà, sin dall’alba dei tempi devono essere considerati inscindibili tra di loro? Vediamo, dunque, come il concetto di architettura sostenibile si sia evoluto nel tempo, i falsi miti intorno al termine e alcune curiosità.

Le origini

Da quando si parla di edilizia e sostenibilità associando i due termini a un modo di costruire più responsabile? Sembrerebbe quasi da sempre: l’uomo, infatti, in ogni epoca storica ha da sempre cercato di sfruttare le potenzialità dell’ambiente che lo circonda, andando a sopperire alle varie mancanze che vi poteva trovare. In questo senso possiamo dire che si tratta di un concetto innato in ognuno di noi, correlato al normale spirito di sopravvivenza: per centinaia di anni presente solo a livello intuitivo, solo in epoca contemporanea si è sviluppato sino a diventare una vera e propria materia di studio e di applicazione. Non a caso il voler migliorare le proprie condizioni di vita ha portato gli esseri umani a continui sviluppi anche in questo campo: impiegando i materiali intorno a loro per creare costruzioni sempre più resistenti e in grado di mantenere il calore, cercando nuove materie prime e creando nuovi sistemi in grado di rimediare ai disagi.

Tornando indietro nel tempo possiamo così notare come i nostri antenati siano stati, in più casi, dei veri e propri pionieri dell’architettura sostenibile: sono riusciti ad adattarsi sia al caldo che al freddo, andando a costruire le proprie abitazioni con materiali come argilla, paglia o terra per creare uno spesso strato d’isolamento termico e hanno cercato le zone più adatte ai loro insediamenti, in modo da ricevere o essere riparati dal sole.

L’architettura non sostenibile esiste?

Sembrerebbe, dunque, che l’uomo ha da sempre seguito un’idea di architettura sostenibile andando a pianificare e costruire solo in relazione alle varie specifiche proprie dell’ambiente che lo circonda. Purtroppo, però, non è così. Accanto a esempi virtuosi del passato bisogna, infatti, citare anche casi in cui la necessità di realizzare nuove aree, l’espansione della popolazione e, in alcune occasioni, anche della ricchezza, abbiano portato l’uomo a un abuso edilizio sfociato, però, in una nuova e più spiccata sensibilità nei confronti della materia. Sopratutto negli ultimi due secoli, infatti, si è assistito a un degrado della materia: edifici spesso uguali, realizzati senza tenere conto dei problemi specifici del luogo, nuove idee, secondo cui il benessere potesse essere solo sinonimo di nuove costruzioni e, più in generale, di uno sviluppo sfrenato, hanno creato numerosi scompensi. E, nonostante non siano mancati anche in questo periodo modelli di architettura sostenibile, l’edilizia sfrenata ha creato tutti quei danni e problemi che hanno, però, fatto sfociare una nuova sensibilità ecologista in molte parti della popolazione.

La sostenibilità in epoca moderna

Solo verso la fine del Novecento si è iniziato a parlare di architettura sostenibile nei modi che conosciamo oggi: con una maggiore consapevolezza che l’ambiente che ci circonda deve essere rispettato e che le risorse non sono infinite, si è così iniziato a cercare delle soluzioni volte a frenare l’inquinamento e risanare i danni provocati dagli abusi degli anni precedenti.

Con questa nuova coscienza ecologista sono, dunque, nati movimenti, nuove ideologie e sono stati redatti rapporti: tra i primi proprio quello dell’ONU, intitolato Our Common Future. Scritto nel 1987, sottolinea quanto sia importante non solo pensare alle esigenze legate al nostro presente ma anche a quelle che, in futuro, dovranno affrontare le prossime generazioni: proprio per questo ogni nostra azione deve essere valutata e realizzata dopo averne stabilito l’impatto ambientale. Non bisogna, dunque, pensare solo a una nuova costruzione in termini di funzione e fruizione ma anche in relazione a ciò che ci circonda e al sostentamento alla vita, seguendo alcuni concetti base della materia. Ben coscienti del fatto che le risorse sono sempre più scarse, è necessario promuovere il massimo riutilizzo di quelle rinnovabili (non superando, però, il loro tasso di rigenerazione), cercando, al contempo, di eliminare del tutto quelle non rinnovabili (come i combustibili fossili) e andando a inquinare il meno possibile.

Solo in questo modo si potrà continuare a parlare di edilizia e sostenibilità, due concetti che, seppur relativamente nuovi, fanno parte da sempre della storia dell’uomo.

 

Photo Credit