Parliamo spesso di materiali ecosostenibili ed oggi vorremmo concentrarci sul bambù. Tipico dell’Asia il bambù si trova anche alle nostre latitudini e cresce rigoglioso sugli argini dei fiumi. Infatti il suo habitat ideale è molto umido e quindi trova in queste zone la zona perfetta per crescere rigoglioso.

Si tratta di una pianta molto resistente di cui esistono oltre 1300 specie. Imbattibile da funghi e insetti cresce molto velocemente, anche di 50 cm al giorno! Solitamente il bambù da costruzione viene tagliato dopo 4 anni di vegetazione. Una volta raccolto viene sottoposto a un trattamento di essiccazione che può essere eseguita con fumo o con acqua e sabbia, in ogni caso con metodi naturali. Il bambù è dunque uno dei materiali più ecologici che esistano. Se poi consideriamo anche che non vengono usati pesticidi durante la coltivazione e che il suo utilizzo consente di ridurre di molto le emissioni di gas serra (rispetto ad esempio all’uso del cemento), il bambù è un re nell’architettura ecologica. Purtroppo però la maggior parte del bambù arriva dall’Asia e quindi il trasporto rende questo materiale molto meno sostenibile di come sarebbe per sua natura.

I tessuti del bambù sono molto fibrosi e resistenti sia alla trazione che alla compressione e vengono usati per costruzioni solide e resistenti nel tempo. La particolarità principale a cui fare attenzione è l’isolamento del suolo e del tetto, in modo che la pioggia e l’umidità non lo colpiscano direttamente allungandone la vita.
Nei paesi meno sviluppati il bambù è in grado di salvaguardare dall’emergenza casa.

 

Photo Credit